Sofferenze e speranze nell'Europa rinascimentale viste tramite una festa mariana celebrata ad una corte della Borgondia a metà del Cinquecento.
5 voci
«La speranza», scriveva Paolo nella sua lettera agli Ebrei, è «un'àncora dell'anima» (spes anchoram animæ). Nel 1549 Calvino pubblicò il suo commentario su questa lettera, nella quale argomentava che in questo passaggio 'speranza' era da intendere come 'fede'; una piccola illustrazione del fatto che ormai la gravità della rottura nella chiesa era diventata insormontabile. Anche nel 1549, Carlo V unificò le 17 province nordiche del suo enorme impero in un'unica unità amministrativa, e nello stesso anno lui e il suo figlio Filippo II viaggiavano per queste terre per introdurle al loro futuro principe.
Nel 1549, quindi, in mezzo alla Riforma e con Carlo V attivamente preparando la fine del suo lungo regno, i Paesi Bassi (se non tutta Europa) vivevano tra le sofferenze di crescenti tensioni, divisioni, e incertezze, e la ancora viva speranza di mantenere la Cristianità occidentale unita e il continente in pace. Benché la chanson En espoir d'avoir mieulx di Gombert parli apparentemente di amor cortese, il vacillare tra sofferenza e speranza della quale parla può ben aver avuto una risonanza più ampia: «nella speranza di guadagnare qualcosa di meglio, si deve soffrire» (en espoir d'avoir mieulx, il fault avoir soufranche).
Parte di questo panorama di sofferenze e speranze si intersecò con le sofferenze e speranze più personali della gente di una piccola ma importante corte nella cittadina di Beaumont nella contea di Hainaut (oggi nel sud del Belgio). Il grande castello che dominava Beaumont ospitava la corte di Philippe de Croÿ, duca di Aarschot, un'importante confidente di Carlo V, e discendente di una importante famiglia che da tempo aveva rapporti con l'imperatore e i suoi antenati. Nel 1549 il duca morì a Bruxelles mentre la sua moglie era in cinta del loro primo figlio. Il 22 agosto di quell'anno l'imperatore si fermava alla corte di Beaumont. Prendendo come punto di partenza la chanson di Gombert e la messa di Clemens non Papa basata su essa, questo programma presenta una ricostruzione della festa mariana che si celebrava quel giorno.
Presentazione completa (pdf) in inglese di 1549: Soufranche et esperanche.
Fra le note di Johann Sebastian Bach, Giovanni Gabrieli ed Adriano Guarnieri, con il duo composto da
Annamaria Morini ed Enzo Porta.
6 voci | flauto | violino
Nafshi, termine ebraico, significa 'la mia anima', intendendo quell'anima immortale che s'immette nel corpo umano al momento della nascita, più prossima alle funzioni vitali del corpo, il vero e proprio respiro dell'essere animato: «Dio formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici l'alito vitale e l'uomo divenne un'anima vivente». Nafshi assume quindi più propriamente il significato di 'mio respiro'.
Il programma passa in rassegna diversi sguardi interiori rivolti alla 'propria anima' in relazione ad un 'proprio corpo', articolandosi in due blocchi simmetrici cui segue una cadenza che porta alla conclusione affidata a Sopra un alto monte di Adriano Guarnieri, su testo tratto dall'Apocalisse di San Giovanni.
I due corali di Johann Sebastian Bach fungono da raccordo fra un'anima (Nafshi ed Epifania dell'eterno) ed un corpo (la preghiera dell'uomo, fisicamente inteso, a Dio, posta in musica da Giovanni Gabrieli, all'interno di una tradizione cattolica assai più concreta, meno trascendente, rispetto ad altre visioni religiose) che si ritrovano poi nel 'tutti' conclusivo. Questa dunque la ragione del titolo.
Presentazione completa (pdf) di Nafshi con scheda tecnica.